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Da Capodanno all’Epifania al Museo e Real Bosco di Capodimonte

Iniziamo il nuovo anno tra le bellezze storico-artistiche del Museo e quelle naturali del Real Bosco di Capodimonte.

Il 1º gennaio 2024 il Museo sarà aperto dalle  10.00 alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.00, per un Capodanno d’arte.

Il Museo sarà aperto tutti i giorni dal gennaio al 6 gennaio 2024 escluso il mercoledì (giorno di chiusura settimanale del museo).

Il Real Bosco ed il parco saranno sempre aperti, nei consueti orari.

Venite a scoprire i capolavori della Collezione Farnese, le meraviglie della Galleria delle cose rare e preziose, la Collezione De Ciccio, la Galleria delle Arti a Napoli dal ‘200 al ‘700, il Corridoio Barocco, le Mostre in corso (Oltre Caravaggio e lopera Damasa di Gian Maria Tosatti al secondo piano del Museo e Napoli Explosion nel Cellaio del Real Bosco di Capodimonte) e a rivivere i fasti delle sale dell’Appartamento Reale.

L’ Appartamento Storico con le sue stanze reali, dal Salone della Culla al Salone delle Feste, ha un allestimento tematico per presentare i sovrani di Napoli e il gusto di corte tra Settecento e Ottocento.

Sedie, poltrone e consoles di stili diversi, che ben testimoniano le mode del tempo, dialogano con dipinti dinastici, arazzi, orologi e porcellane. La grande eterogeneità degli arredi presenta stili, lavorazioni e materiali molto vari: decori “all’antica” con un forte riferimento alla grande impresa archeologica degli scavi di Ercolano e Pompei, marmi preziosi, alabastri e lacche ornate con motivi a chinoiserie di influenza rococò.

Il Salone della Culla è così denominato perché in essa era esposta la culla donata dal popolo di Napoli ai Savoia per la nascita di Vittorio Emanuele III nel 1869, (oggi conservata alla Reggia di Caserta).

 

La sala ospita un pavimento in marmo rinvenuto durante gli scavi archeologici di una villa imperiale a Capri, utilizzato prima per decorare la Villa Favorita a Resina durante il periodo borbonico e poi trasferito nella Reggia di Capodimonte nel 1877, regnante Vittorio Emanuele II.

I dipinti esposti sono legati al decennio francese, con le due tele di soggetto storico di Vincenzo Camuccini, realizzate in un primo momento per lo stesso Napoleone e poi acquisite da Gioacchino Murat, e i due grandi paesaggi di Jean Joseph Xavier Bidauld e Alexandre Hyacinthe Dunouy.

Negli arredi, come negli orologi impreziositi da marmi rari, bronzi cesellati, porcellane e biscuits e decorati con obelischi, faraoni e piramidi si manifesta l’interesse verso l’arte egiziana che diventa di moda in tutta Europa a seguito delle campagne di Napoleone in Egitto (1798-1801) e che a Napoli era già diffusa per la presenza a Pompei del Tempio di Iside, ritrovato tra il 1764 e il 1766.

Le sale successive mostrano l’interesse nelle corti dell’Europa del Settecento per i mondi esotici che genera una smania collezionistica per le chinoiserie, tutto ciò che deriva dalla Cina, intesa in senso ampio come mondo orientale e non come entità geografica.

Il gusto per i “motivi cinesi” diventa preponderante, in particolare per le arti decorative, spesso filtrato attraverso il gusto rococò.

Esposti anche preziosi manufatti della Real Fabbrica di Capodimonte, come il Bacile a forma di conchiglia, la Specchiera e le due Girandole con scene galanti dipinte, ghirlande di fiori e frutta.

 

A seguire le sale dinastiche con i ritratti di Ferdinando IV di Borbone, re a soli otto anni raffigurato da Anton Raphael Mengs, e della sposa Maria Carolina d’Austria, di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia raffigurati a cavallo, negli ultimi anni di Regno napoletano prima di partire alla volta della Spagna nel 1759, i preziosi arredi, le portantine e la Galleria delle Porcellane che ospita preziosi pezzi della Real Fabbrica di Porcellana di Napoli.Gli arredi e le suppellettili in sala sono tutti legati alla coppia regale: le portantine, una delle quali siglata con le iniziali dei sovrani BFC, dagli ornamenti raffinati e il biscuit raffigurante la regina, in dialogo col quasi coevo ritratto di Camillo Landini.

 

 

A chiusura del percorso la sala con il grande biscuit “La Caduta dei Giganti” di Filippo Tagliolini  capomodellatore della Real Fabbrica di porcellana di Napoli, testimonia proprio l’altissimo livello tecnico e virtuosistico a cui era pervenuta la Manifattura, e il Salone delle Feste, tra i pochi ambienti di rappresentanza del piano nobile del palazzo che ancora conserva l’originario carattere di gala e che nel corso del primo Ottocento venne allestito per ospitare ricevimenti durante le cerimonie di corte.

Durante il regno di Ferdinando II,  la sala venne dipinta, tra il 1835 e il 1838, da Salvatore Giusti, pittore napoletano attivo tra il 1815 e il 1845, allievo di Jacob Philipp Hackert, sulla base dei progetti grafici di Antonio Niccolini, architetto e scenografo.

L’ambiente viene quindi trasformato in uno spazio elegante e sontuoso con raffinate simmetrie di matrice neoclassica, dalla decorazione pittorica lieve e festosa sulla volta e sulle pareti caratterizzata da tonalità pastello chiare e delicate, con motivi ornamentali ispirati dai temi della pittura ercolanese e pompeiana.

Dell’assetto originario della sala fanno parte gli specchi e i brillanti lampadari in cristallo e i due divani dall’elegante cintura di gusto neoclassico costituita dal motivo delle lance incrociate, verosimilmente progettati dal Niccolini stesso, al quale spetta anche la paternità del disegno dell’elegante intarsio marmoreo del pavimento.

 

Riaperta inoltre al primo piano del museo la sala dei grandi cartoni di Raffaello e Michelangelo, vera preziosità del nucleo Farnese del Gabinetto disegni e stampe di Capodimonte.

I celebri cartoni di Michelangelo e Raffaello erano quelli preparatori rispettivamente per gli affreschi della Cappella Paolina e della Stanza di Eliodoro in Vaticano, provenienti dalla raccolta del bibliotecario Fulvio Orsini, lasciata in eredità nel 1600 al cardinale Odoardo Farnese.

Gli enormi disegni a grandezza naturale sono in realtà un collage di più fogli (il Mosè davanti al roveto ardente di Raffaello è costituito da 23 fogli, il Gruppo di Armigeri di Michelangelo da 19 fogli) sui quali sono visibili i fori per il trasporto su muro con la tecnica dello spolvero: il cartone veniva fatto aderire alla parete da dipingere e tamponato con un sacchetto di tela riempito di carbone, in modo da lasciare una traccia puntinata da seguire nell’esecuzione dell’affresco.

 

Aperta anche la Collezione De Ciccio, l’importante raccolta donata da Mario De Ciccio allo Stato italiano nel 1958 e costituita da 1.300 pezzi, soprattutto oggetti d’arte applicata di differenti epoche e tipologia, raccolti dal collezionista nell’arco di oltre 50 anni: galanterie (ventagli, tabacchiere, astucci e orologi), vetri, bronzetti, avori e smalti medioevali, paramenti sacri, tessuti e ricami, argenti di uso liturgico, ceroplastiche, una importante selezione di oggetti archeologici e, soprattutto, uno sceltissimo gruppo di maioliche e di porcellane.

 

 

Al secondo piano del museo, il visitatore potrà ammirare il Salone degli Arazzi della Battaglia di Pavia, la Galleria delle Arti a Napoli dal ‘200 al ‘700, il Corridoio Barocco e l’allestimento di Oltre Caravaggio e lopera Damasa di Gian Maria Tosatti. L’installazione, allestita permanentemente nella sala 82 della Reggia, è acquisita in collezione grazie al sostegno del PAC 2022-2023 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

 

La serie dei sette arazzi della Battaglia di Pavia, realizzati nelle Fiandre tra il 1528 e il 1531, celebra la vittoria delle truppe imperiali di Carlo V d’Asburgo su quelle francesi di Francesco I di Valois, avvenuta solo qualche anno prima, all’alba del 24 febbraio 1525. Sul piano politico la battaglia segna il corso della storia: l’Italia, ambita dagli Stati europei per la sua posizione strategica, entra nell’orbita della Spagna, che conquista il Ducato di Milano e il Regno di Napoli. 

Gli arazzi vengono presentati in un nuovo allestimento secondo una sequenza che ne ricostruisce il paesaggio in un’unica veduta panoramica del campo di battaglia (Cecilia Paredes 2014). 

In questo monumentale scenario, delimitato in primo piano dal muretto del Parco Visconteo, alle porte di Pavia e luogo degli scontri, si muovono i protagonisti in campo, con azioni che si svolgono in simultanea o in successione temporale, con scarti di poche ore. 

Gli arazzi furono donati a Carlo V dagli Stati Generali di Bruxelles nel 1531; passarono in seguito alla famiglia d’Avalos, marchesi del Vasto e di Pescara. Nel 1862 Alfonso D’Avalos li donò per testamento allo Stato italiano e vennero esposti nel 1882 al Museo Nazionale di Napoli (attuale Museo Archeologico) e dal 1957 a Capodimonte. 

Il nuovo allestimento viene presentato al pubblico a conclusione degli interventi di revisione conservativa e manutenzione degli arazzi, iniziati con una delicata e attenta pulitura per rimuovere lo sporco depositato nel fitto intreccio tessile. I filati in lana e seta colorata sono impreziositi da fili d’oro e d’argento per dare maggiore luce a particolari del disegno o utilizzati nelle scritte per individuare alcuni personaggi. 

Inoltre, sono state riapplicate ai quattro arazzi, che erano privi delle bordure cinquecentesche, le bordure in tela dipinta realizzate a imitazione di quelle originali dall’artista Pietro Baldelli a inizio Novecento, che erano state rimosse negli anni Novanta e conservate nei depositi del museo. Con questo intervento si è restituita l’unità e piena leggibilità della serie favorendone una lettura immersiva. 

Gli arazzi sono stati tessuti a Bruxelles nell’atelier Dermoyen (o Van der Moyen) tra il 1528 e il 1531 su disegni di Bernart van Orley, pittore di corte degli Asburgo. L’artista aveva eseguito del ‘modelletti’ in scala ridotta per l’approvazione del progetto (oggi conservati a Parigi, Museo del Louvre) per poi realizzare i cartoni preparatori per la tessitura, della stessa grandezza dell’arazzo. 

 

OLTRE CARAVAGGIO. UN NUOVO RACCONTO DELLA PITTURA A NAPOLI

La mostra Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napolia cura di Stefano Causa, docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e Patrizia Piscitello, responsabile Ufficio mostre e prestiti del Museo e Real Bosco di Capodimonte si sviluppa nelle 24 sale del secondo piano del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

In esposizione 200 opere provenienti tutte dalle collezioni permanenti del museo, senza prestiti esterni.

Una mostra, realizzata in collaborazione con le associazioni Amici di Capodimonte Ets e American Friends of Capodimonte, che si propone di rilanciare il dibattito presentando un’altra lettura del ‘600 napoletano, diventato per amatori e storici il secolo di Caravaggio.

 

Il presepe di Capodimonte al secondo piano del museo (Sala 87) riunisce tre diversi gruppi presepiali del XVIII secolo uniti a formare un’unica scena. I tre gruppi sono stati donati da diversi membri della famiglia Catello nel corso degli ultimi decenni.

La struttura è ispirata alle ‘scarabattole’ settecentesche (vetrine in cui venivano conservati ed esposti i presepi) con una parte frontale dritta e due lati leggermente inclinati per aumentare la visibilità delle figure. I tre gruppi, omogenei dal punto di vista stilistico, sono ‘montati’ su tre piani di differente altezza, larghezza e profondità per distinguerli l’uno dall’altro.

Il nuovo allestimento presepiale mostra La Natività in alto con adorazione di angeli fluttuanti nel cielo ed il corteo degli orientali venuti a rendere omaggio al nascituro, posti su un livello più basso, con i loro vestiti raffinati, le armi e gli animali tra cui un cammello ed un elefante oltre ad un cervo, dei levrieri e dei pappagalli ed un incantatore di serpenti.

Dopo un’attenta osservazione suggerita ai più piccoli, di alcuni dettagli decorativi dell’allestimento: dagli abiti raffinati dei personaggi, alle armi e agli animali – tra cui un cammello ed un elefante oltre ad un cervo, dei levrieri e dei pappagalli – fino ad un incantatore di serpenti.

 

 

Visitate il Real Bosco di Capodimonte: un’area verde incontaminata che si affaccia sulla città e sul golfo di Napoli.

Grazie al clima mite e all’attività di rinomati botanici sono state impiantate qui molte specie rare ed esotiche tra le quali canfora e camelie provenienti dall’Asia, magnolie e taxodi delle Americhe ed eucalipti australiani.

Tra i viali si dispongono 17 edifici storici tra residenze, casini, laboratori, depositi e chiese, oltre a fontane e statue, orti e frutteti.

Per il suo patrimonio storico, architettonico e botanico il Bosco di Capodimonte è stato nominato nel 2014 parco più bello d’Italia.

Avrete modo di ammirare il Giardino paesaggistico, il Giardino Anglo-cinese, il Giardino Tardo-Barocco e quello Paesaggistico Pastorale.

 

Nel Cellaio del Real Bosco di Capodimonte non perdete la mostra fotografica Napoli Explosion di Mario Amura, a cura di Sylvain Bellenger.

La mostra presenta 37 opere di grandi dimensioni del fotografo e visual artist Mario Amura che da oltre 12 anni immortala in veri e propri dipinti fotografici la festa di fuochi d’artificio che il popolo napoletano inscena attorno al Vesuvio nella notte di Capodanno.

*La mostra è ad ingresso libero e aperta tutti i giorni tranne il mercoledì, dalle ore 10.00 alle ore 16.00

 

Fate una pausa alla Tisaneria – Stufa dei Fiori e un pranzo al Giardino Torre – Caffetteria Bistrot.

 

Il pubblico è invitato a condividere le emozioni dei momenti trascorsi a Capodimonte, nel museo e nel bosco, sugli account ufficiali utilizzando l’hastag #vivilmuseoboscocapodimonteFacebookTwitter e Instragram

 

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