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Santiago Calatrava - Nella Luce di Napoli - Chiesa di San Gennaro

dal 6 luglio al 22 agosto 2021 (prorogata fino al 24 ottobre 2021)

Real Bosco (venerdì, sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 16.00 ultimo accesso alle ore 15.30) / gratuito

 

L’opera globale di Santiago Calatrava per la Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte completa la grande mostra “Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli”

L’intervento decorativo globale dell’architetto Santiago Calatrava per la Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte, costruita nel 1745 dall’architetto e scenografo Ferdinando Sanfelice per volere di Carlo di Borbone, è un omaggio alla ‘luce di Napoli’ e all’artigianato artistico locale.

Un’opera d’arte globale di un artista contemporaneo in una cappella del ‘700 che rilegge completamente lo spazio, dalle vetrate al soffitto decorato di stelle in porcellana, alle nicchie con disegni e installazioni in porcellana ispirate ai valori del Real Bosco di Capodimonte, con una nuova illuminazione e nuovi arredi: le preziose sete di San Leucio come paramenti d’altare e vasi e candelabri in porcellana che Calatrava ha prodotto ad hoc per la cappella, realizzati durante i laboratori con gli studenti e i maestri artigiani dell’Istituto ad indirizzo raro Caselli – Real Fabbrica di Capodimonte.

A questa rilettura in chiave contemporanea dello spazio sacro si aggiunge la musica come forma di spiritualità, con il restauro dell’antico organo e della campane, tornati a risuonare dopo decenni di silenzio.

“Un’opera d’arte globale in cui diverse arti (porcellana, tessitura, smaltatura, pittura.) convergono in un lavoro autonomo che parla dal passato al presente verso il futuro”. (Santiago Calatrava, 2020).

L’intervento completa la grande mostra Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli (prorogata fino al 24 ottobre 2021) che ha portato al Museo e Real Bosco di Capodimonte quattrocento opere – sculture, disegni, maquette – di una fra le menti creative più brillanti dei nostri giorni: Calatrava, architetto, ingegnere, pittore, scultore, disegnatore, artista a tutto tondo.

Spirito inquieto alla continua ricerca di un equilibrio tra volume e luce, i due elementi essenziali del suo concetto di architettura.

La mostra a Capodimonte, divisa tra il secondo piano del Museo e l’edificio del Cellaio nel Real Bosco, sottolinea già nel titolo questo elemento: Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli, ma anche l’amore dell’artista per la città, culla e porto del Mediterraneo, crocevia di culture e civiltà differenti.

Un’esposizione curata dal direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger e Robertina Calatrava, moglie dell’artista, e sostenuta dalla Regione Campania grazie ai fondi europei POC Programma Operativo Complementare 2014-2020, organizzata dalla Scabec, società regionale dei beni culturali, e realizzata in collaborazione con lo Studio Calatrava e lo Studio Avino.

Foto di Amedeo Benestante

date e orari

fino al 22 agosto 2021 (prorogata fino al 24 ottobre 2021)

Reggia (secondo piano), tutti i giorni (chiuso il mercoledì) dalle ore 10 alle ore 17.30 (ultimo accesso alle ore 17.00)

Cellaio nel Real Bosco (venerdì, sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 16.00 ultimo accesso alle ore 15.30) / gratuito

Chiesa di San Gennaro, Real Bosco (venerdì, sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 16.00 ultimo accesso alle ore 15.30) / gratuito

Visitabili con green pass, digitale o cartaceo

 

sedi

Museo e Real Bosco di Capodimonte

Reggia, secondo piano

Cellaio

Chiesa di San Gennaro

via Miano 2, Napoli

 

biglietti

intero: 10 euro

ridotto per vaccinati alla Fagianeria: 5 euro

ridotto young (18-25 anni): 2 euro

gratuito (0-18 anni) e possessori Artecard

gratuito per chi acquista un biglietto degli spettacoli del Campania Teatro Festival 2021 allestiti al Museo e Real Bosco di Capodimonte

Per ulteriori riduzioni e agevolazioni clicca qui

info e prenotazioni (consigliata  per normativa anti-Covid nei weekend e festivi): 848 800 288

da cellulare e dall’estero: 06 39967050

www.coopculture.it

prenotazioni tramite app Capodimonte su App store e Google store

 

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L’installazione declina il sottotitolo della mostra “Nella luce di Napoli”.

La luce, sia quella naturale che artificiale, gioca un ruolo chiave nell’installazione definendo gli spazi e i volumi.

Ma la ‘luce di Napoli’ per Calatrava sono anche i mestieri tradizionali, vere eccellenze artistiche uniche al mondo presenti nel territorio campano.

La luce di Napoli è riunita in una moderna installazione all’interno di un ambiente settecentesco – afferma CalatravaIl vocabolario contemporaneo è incorporato in un contesto storico che ne esalta il significato. Le pareti e il soffitto sono stati dipinti con un intenso blu oltremare per evidenziare gli elementi strutturali e ornamentali della cappella e conferirle un maggiore senso di profondità. L’installazione consente la creazione di un concetto globale in cui diverse arti (porcellana, tessitura, smaltatura, pittura) convergono in un’opera autonoma che parla dal passato al presente verso il futuro”.

La filosofia dell’intervento di Calatrava: una nuova spirituralità della Natura

L’architettura è per sua natura un’opera d’arte globale poiché coinvolge una grande quantità di espressioni e mezzi per creare o modificare spazi, utilizzando il volume, il colore, la materia, la luce. Da queste premesse muove l’intervento decorativo globale sulla cappella in cui emerge l’impronta marcatamente umanista dell’architetto Calatrava, che nei suoi lavori associa, concettualmente e praticamente, le arti applicate, la scultura, la pittura, il disegno, l’ingegneristica, l’architettura e la luce. Nelle sue creazioni l’arte globale si avvicina al concetto rinascimentale dell’opera d’arte come espressione del rapporto armonioso dell’uomo nel mondo. Tutta l’architettura di Calatrava respira questo visione spirituale e filosofica. Nella chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte, Calatrava ha agito sulla totalità dello spazio e l’ha trasformato visualmente, cromaticamente e spiritualmente, rendendo omaggio alla storica tradizione artigianale della Campania: la porcellana della Manifattura di Capodimonte, le sete di San Leucio, le vetrate artistiche di Vietri sul Mare. L’omaggio si estende, inoltre, al Real Bosco di Capodimonte, il più importante giardino storico di Napoli, uno dei maggiori d’Italia, ispirazione in tutta l’iconografia della chiesa (stelle, colombe, cespugli, rami di alberi e foglie) che assume un significato etico ancora più forte dopo la pandemia da Covid-19. Il risultato è un’opera d’arte globale che interpreta in maniera spiriturale il rapporto con la Natura.

In un ambiente consacrato, come la cappella, questi elementi naturali, ispirati a quelli  presenti nel Real Bosco di Capodimonte, il più grande parco urbano d’Italia, sono elevati ad un livello sacro – afferma Calatrava – così è anche il rapporto tra uomo e natura”.

L’intero progetto sulla Chiesa, ogni singolo disegno e manufatto sono stati donati da Santiago Calatrava al Museo e Real Bosco di Capodimonte e andranno ad arricchire le sue collezioni. Dimostrando la sua profonda conoscenza del territorio, Calatrava ha scelto personalmente le maestranze, in larga parte mecenati dell’opera, dallo studio di ingegneria Vito Avino di Salerno alla ditta di restauri Modugno, alle sete di San Leucio del cavaliere del lavoro Annamaria Alois, al maestro Perotti di Vietri sul Mare per le vetrate e i tabernacoli, ai maestri ceramisti della Manifattura di porcellana che si trova proprio di fronte la Chiesa. L’azienda Modugno, inoltre, ha offerto il restauro dell’antico organo sollecitando l’intervento della ditta Tamburini di Crema, mentre per il restauro delle due campane è stata coinvolta la ditta campana Merolla. Ora le campane sono tornate in funzione e i loro rintocchi scandiscono l’apertura e la chiusura del Real Bosco, nonché tutte le ore della giornata.

L’intervento artistico di Calatrava è di una importanza significativa per il patrimonio storico italiano e aggiunge una grande creazione al patrimonio storico di Capodimonte, consentendo di approfondire il rapporto delle collezioni con l’arte e l’architettura contemporanea internazionale. La Direzione del Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Ministero della Cultura esprimono la massima gratitudine a Calatrava, capace di valorizzare il patrimonio artistico italiano servendosi e dando lustro all’eccellenza dell’artigianato artistico locale.

Al mondo ci sono altre chiese interessate nel loro insieme da una visione contemporanea: la Cappella di Santa Maria del Rosario a Vence in Francia, decorata da Henri Matisse tra il 1949 e il 1951 per le suore domenicane del paese o la Rothko Chapel, la celebre cappella aconfessionale fondata dai coniugi e collezionisti De Menil, costruita per contenere la famosa serie di quadri dell’artista americano Mark Rothko negli anni Sessanta, a Houston, negli Stati Uniti. In Italia non mancano esempi di spazi sacri riletti in chiave contemporanea come l’eterea opera di Ettore Spalletti per la Cappella e la Sala del Commiato ideato per la Casa di Cura Villa Serena, a Città Sant’Angelo in Abruzzo, e “Untitled”, installazione luminosa site-specific di Dan Flavin realizzata nel 1996 all’interno della Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, a Milano.

Le lavorazioni

L’intervento decorativo di Calatrava è concepito per essere un’ “opera viva” perché utilizza  l’eccellenza del tessuto produttivo campano (tessitura, porcellana, smaltatura e pittura) e proprio l’abilità manuale delle maestranze conferisce un carattere vivo all’opera. Calatrava utilizza il linguaggio di una nuova spiritualità e di un nuovo umanesimo, capace di trasmettere pace e gioia, e di mettere l’essere umano e la sua percezione della natura al centro di uno spazio sacro.

Ma l’intervento artistico non è fine a stesso: la chiesa tornerà a vivere come luogo di culto e di socialità, come lo era in passato. Risuoneranno in essa le note dell’antico organo restaurato e la comunità di Capodimonte è ritornata ad ascoltare i rintocchi della campana, per scandire con gli orari di apertura e chiusura del Bosco la propria quotidianità.

Opere in Porcellana

Pur avendo una profonda conoscenza della tecnica di produzione della ceramica come dimostrano le sue opere esposte nel Cellaio, Calatrava realizza per la prima volta opera in porcellana e lo fa nei luoghi dove, nel 1743, Carlo di Borbone istituì la sua manifattura di Porcellana.

Calatrava ha lavorato con i maestri ceramisti e gli allievi della “Real Fabbrica di Capodimonte-Istituto Superiore ad Indirizzo Raro Caselli” (Anna Catalano, Borrelli Alessandro, Festinese Anna, Antonietta Fuoco, Gargiulo Angelo, Gatta Morena, Ferdinando Serafino, con il supporto degli assistenti tecnici ceramisti, Carlo De Giovanni, Salvatore Di Leva) sotto la direzione di Valter Luca de Bartolomeis, dirigente dell’Istituto Caselli che ha coinvolto a pieno gli allievi della scuola, nell’ambito del progetto “Il Caselli incontra gli artisti: Santiago Calatrava”.

Con loro Calatrava ha realizzato tutti i decori in porcellana per la Chiesa di San Gennaro (800 stelle per il soffitto, 600 fiori e 600 foglie per le nicchie laterali, 6 vasi e 6 candelabri), da lui donati a Capodimonte e che entreranno a far parte delle collezioni del museo.

I decori nella Chiesa dialogano con quelli realizzati per le due ‘lunette’ che vanno a ridisegnare l’ingresso della scuola, edificio situato proprio davanti alla Chiesa.

Si tratta di due pannelli semicircolari, ognuno composto da 47 piastre in terracotta, decorate con tecnica mista della maiolica e del terzo fuoco.

In uno è disegnata una foresta dai fitti tronchi policromi su sfondo blu notte e nell’altro l’albero della vita policromo dall’imponente tronco centrale dal quale si diramano a raggiera innumerevoli rami blu notte.

Emtrambi i pannelli, posizionati, uno davanti all’altro sono punteggiati da stelle in oro brillante realizzate a terzo fuoco. Anche queste due opere sono un dono di Calatrava.

L’interno luminoso della chiesa barocca è dominato dal soffitto blu decorato con oltre 800 stelle ad otto punte, realizzate in porcellana bianca poi interamente dorata a terzo fuoco.

Nelle due nicchie poste sugli altari laterali viene ripreso il tema della Passione di Cristo declinato attraverso il simbolo della croce: nella nicchia di destra, il crocifisso è formato da foglie in oro su un fondale interamente coperto da rami d’ulivo mentre, nella nicchia di sinistra, una croce composta da fiori rossi si inserisce entro un fitto reticolo di fiori giallo ocra e rami in biscuit.

Per gli elementi plastici delle due nicchie si contano circa 600 fiori e 600 foglie d’ulivo.

Inoltre, sia sull’altare maggiore che su quelli laterali sono posti dei candelabri a fiamma unica di diversa tipologia: alcuni smaltati in vari colori ed altri decorati con elementi floreali o foglie d’ulivo.

Sempre per l’arredo degli altari sono state realizzate tre coppie di grandi vasi a forma tronco-conica, il cui decoro riprende l’elemento delle foglie d’ulivo e dei fiori.

Le coppie di vasi per l’altare maggiore raffigurano le colombe in volo, elemento ricorrente nelle opere di Calatrava che si ritrova anche nella decorazione dell’uovo in porcellana sospeso sopra l’altare maggiore.

Anche la nicchia che accoglie il fonte battesimale è stata decorata con due figure in porcellana lucida raffiguranti degli angeli in volo su fondo blu.

I decori nella Chiesa dialogano con quelli realizzati per le due ‘lunette’ che vanno a ridisegnare l’ingresso della scuola, edificio situato proprio davanti alla Chiesa.

Si tratta di due pannelli semicircolari, ognuno composto da 47 piastre in terracotta, decorate con tecnica mista della maiolica e del terzo fuoco.

In uno è disegnata una foresta dai fitti tronchi policromi su sfondo blu notte e nell’altro l’albero della vita policromo dall’imponente tronco centrale dal quale si diramano a raggiera innumerevoli rami blu notte.

Emtrambi i pannelli, posizionati, uno davanti all’altro sono punteggiati da stelle in oro brillante realizzate a terzo fuoco. Anche queste due opere sono un dono di Calatrava.

L’interno luminoso della chiesa barocca è dominato dal soffitto blu decorato con oltre 800 stelle ad otto punte, realizzate in porcellana bianca poi interamente dorata a terzo fuoco.

Nelle due nicchie poste sugli altari laterali viene ripreso il tema della Passione di Cristo declinato attraverso il simbolo della croce: nella nicchia di destra, il crocifisso è formato da foglie in oro su un fondale interamente coperto da rami d’ulivo mentre, nella nicchia di sinistra, una croce composta da fiori rossi si inserisce entro un fitto reticolo di fiori giallo ocra e rami in biscuit.

Per gli elementi plastici delle due nicchie si contano circa 600 fiori e 600 foglie d’ulivo.

Inoltre, sia sull’altare maggiore che su quelli laterali sono posti dei candelabri a fiamma unica di diversa tipologia: alcuni smaltati in vari colori ed altri decorati con elementi floreali o foglie d’ulivo.

Sempre per l’arredo degli altari sono state realizzate tre coppie di grandi vasi a forma tronco-conica, il cui decoro riprende l’elemento delle foglie d’ulivo e dei fiori.

Le coppie di vasi per l’altare maggiore raffigurano le colombe in volo, elemento ricorrente nelle opere di Calatrava che si ritrova anche nella decorazione dell’uovo in porcellana sospeso sopra l’altare maggiore.

Anche la nicchia che accoglie il fonte battesimale è stata decorata con due figure in porcellana lucida raffiguranti degli angeli in volo su fondo blu.

Vetrate artistiche

Il maestro vetraio Antonio Perotti di Vietri sul Mare (Salerno), ha realizzato vetrate artistiche per la cappella, con l’antica tecnica della cucitura a piombo, su disegni originali di Calatrava di ispirazione sacra: Crocifissione e Deposizione per il tamburo di ingresso, Resurrezione e Ascensione per i due rosoni laterali utilizzando come fondo del rosone un vetro artigianale ad alta irradiazione cromatica di colore Blu Cobalto.

Per le porte laterali che conducono in sagrestia, invece, sono state realizzate quattro vetrate raffiguranti con foglie e bacche.

Sono state realizzate anche tre antelle per gli  sportelli del tabernacolo raffiguranti una croce con cerchi.

Tutte le vetrate sono state dipinte a mano con 5 passaggi in forno a 630 C° legate a piombo estruso ad alta resistenza, saldate ed infine resinate con resina epossidica per rendere le vetrate flessibili e resistenti.

Tutte le vetrate hanno un segno stilizzato con accenni di chiaro scuro secondo le esigenze creative e stilistiche dell’architetto  Santiago Calatrava.

Paramenti sacri per altare in seta di San Leucio

Il cavaliere del Lavoro Annamaria Alois con la sua azienda di alto artigianato tessile e tessuti d’arte dal 1885 nel borgo di San Leucio (Caserta), dove ha recuperato antichi telai a mano, macchine artigianali e un ricchissimo archivio di disegni originali di epoca borbonica, ha realizzato i paramenti in seta da porre sui tre altari, su disegno originale di Calatrava.

Sono destinati agli altari laterali i paramenti con motivi che richiamano i decori nelle nicchie laterali (foglie e rose), nelle quali è sempre stilizzata una croce dorata e all’altare centrale il paramento con le colombe, decoro riprodotto anche sui vasi in porcellana destinati all’altare centrale.

Ogni paramento è stato realizzato senza cuciture, in un solo pezzo di oltre 4 metri per altare maggiore e per 3,20 metri per gli altari minori con un telaio, adattato per oltre tre mesi alle esigenze artistiche e stilistiche dell’architetto Calatrava in modo da riprodurre l’antica tecnica del telaio borbonico per “spolinato”.

Il decoro è avvenuto con otto colori di base, capaci di estendere gli effetti cromatici con sfumature ottenute grazie all’amalgama dei fili che si intrecciano nella tessitura, e che riproducono la tecnica del rilievo con una evidente effetto tridimensionale.

Inoltre, per far apprezzare al visitatore la tecnica utilizzata e il lavoro svolto, il rovescio della stoffa di ogni paramento è stato foderato con un velo di organza, tagliato e cucito a mano, per oltre venti metri di cucitura.

Per dare giusto qualche numero sono state impiegate 350 ore di lavoro, utilizzati 16 chilogrammi di seta, 147 fili di trama per centrimetro, 9286 fili di ordito complessivo in 150 centimetri di larghezza.

I disegni nelle nicchie laterali

Santiago Calatrava ha disegnato, poi, foglie e colombe in alcune nicchie della cappella.

Decori come espressione della manualità umana che danno valore aggiunto all’architettura. Il suo lavoro a Capodimonte diventa una visione del mondo che coniuga il rispetto per l’ambiente, la ricchezza botanica del giardino storico in cui furono acclimatate piante esotiche, con l’antica tradizione delle arti che “da queste parti ha qualcosa di platonico, quasi fosse insita negli uomini”.

Restauro e riaccordatura dell’antico organo “Giovanni e Pietro Petillo”

L’intera operazione è stata affidata alla Fabbrica d’organi Giovanni Tamburini di Crema che ha provveduto a pulire il vano organo e cantoria, a smontare tutto il materiale fonico e, in particolare, le canne metalliche che sono state spolverate, aspirate e successivamente lavate usando sola acqua demineralizzata.

Sono state restaurate la tastiera e la pedaliera che presentavano un forte degrado funzionale ed estetico: sporcizia, ruggine, ossidazione, tarlatura e scollamenti.

Leve, squadri, punte guida ed attacchi alla meccanica sono stati risanati e riportati in funzione.

Tutte le parti lignee sono state sottoposte ad intervento antitarlo e di stuccatura.

Le parti in metallo, pesantemente arrugginite, sono state spazzolate con spazzole con setole in ottone, per poi essere soffiate ed aspirate ripetutamente.

L’intervento sulle canne metalliche si è rilevato delicatissimo: asporto detriti, soffiatura, lavaggio, rimessa in forma e saldatura.

Le centinaia di rotture e squarci sono state tutte ricomposte e saldate, ma nessuna canna è stata sostituita.

Le Campane

Sul campanile della Chiesa di San Gennaro, dentro la cella campanaria sono posizionate due campane dal sistema ‘a tocchi’: la prima ha un diametro di 650 millimetri e pesa circa 165 chili e la seconda ha un diametro di 500 millimetri e pesa circa di 80 chili.

La ditta Merolla ha rimosso dalla meccanica si sostegno, dai ceppi e battagli la presenza di ruggine e, per rendere efficace e controllabile, il sistema del ‘suono a tocchi’ ha inserito un elettropercussore per campana, armature di sostegno, un quadro elettrico e un computer programmatore.

Dopo l’intervento di restauro e manutenzione, le campane della Chiesa di San Gennaro sono tornare a scandire il tempo nel Real Bosco con tocchi ogni ora.

Notizie storico-artistiche sulla Chiesa di San Gennaro

Opera dell’architetto e scenografo Ferdinando Sanfelice, la Chiesa fu costruita nel 1745 per volere di Carlo di Borbone, come recita la vecchia iscrizione di marmo che campeggia sulla facciata d’ingresso. Sulla chiesa c’è un piccolo campanile, i cui archi ad ogiva sono frutto di un successivo rimaneggiamento. L’interno ha conservato l’impianto originario ovale con decorazioni  alquanto sobrie essendo stata destinata a parrocchia (1776) della “gente campereccia e dedita a lavori mercenari”, che abitava nel Bosco. Carlo di Borbone era talmente devoto al santo che già in occasione del suo matrimonio con Maria Amalia di Sassonia, il 3 luglio 1738, fece istituire l’Ordine cavalleresco di San Gennaro per promuovere la cavalleria e la fratellanza cristiana. Sull’altare maggiore della Chiesa è esposto un olio su tela, raffigurante il santo protettore, attribuito tradizionalmente al famoso pittore Francesco Solimena (1657-1747), maestro ed amico del Sanfelice. Di recente è stato assegnato a Leonardo Olivieri (1689-1750?), un allievo del pittore. Fin dal Settecento la chiesa era ornata, oltre che dalla grande tela di San Gennaro, anche da quattro statue in gesso dedicate ai santi protettori della famiglia regnante: quelle di San Carlo Borromeo e Sant’Amalia, in nicchie ai lati dell’abside dedicate a Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia; le altre due, rappresentavano San Filippo e Santa Elisabetta, negli angoli opposti della chiesa, in onore di Filippo V re di Spagna ed Elisabetta Farnese.

La cappella: un luogo di culto per la comunità di Capodimonte fino al 1970

All’interno della Reale Tenuta di Capodimonte, intorno alla Fabbrica di Porcellana e alle altre attività si sviluppa una vera e propria comunità produttiva e sociale, che necessita di un edificio di culto: la parrocchia di San Gennaro. Attività religiosa attestata fin dal 1776 dalle carte sull’esercizio dei sacramenti e le pratiche liturgico-devozionali fino agli anni 1969-1970, fino cioè alla morte del parroco Domenico La Gamba, sagrestano e custode della Chiesa. La Cappella rivestiva un ruolo non soltanto culturale e liturgico, ma anche sociale ed economico nel contesto architettonico del sito reale. Successivamente, dopo i danni del terremoto del 1980 e gli interventi di recupero, la Chiesa è stata utilizzata prevalentemente come spazio espositivo, e impiegata saltuariamente per il culto.

Santiago Calatrava all’opera tra la Chiesa di San Gennaro e la Manifattura della Porcellana

 

L’architetto Santiago Calatrava ha trascorso oltre due settimane a Napoli nell’ottobre 2020 per seguire personalmente le lavorazioni presso la Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte e ha lavorato a stretto contatto con i maestri ceramisti e gli studenti dell’Istituto ad Indirizzo raro “Caselli”, istituito nel 1961, laddove sorgeva la sede della prima Real Fabbrica della Porcellana, fondata dal sovrano Carlo di Borbone nel 1743. La scuola rappresenta oggi simbolicamente la linea di continuità con tale passato storico.

Nell’occasione è stato organizzato anche un ciclo di incontri e seminari dal titolo “Il Caselli incontra gli artisti: Santiago Calatrava” in cui gli studenti hanno avuto modo di confrontarsi con il grande architetto e hanno partecipato attivamente alla lavorazione dei decori in porcellana per la Chiesa sotto la guida dei loro maestri ceramisti (Anna Catalano, Borrelli Alessandro, Festinese Anna, Antonietta Fuoco, Gargiulo Angelo, Gatta Morena, Ferdinando Serafino, con il supporto degli assistenti tecnici ceramisti, Carlo De Giovanni, Salvatore Di Leva) sotto la direzione di Valter Luca de Bartolomeis. Proponiamo qui una selezione di immagini di quest’esperienza formativa unica e alcune immagini di Calatrava al lavoro nella Chiesa di San Gennaro.

La maestranze per la Chiesa di San Gennaro

Direzione lavori Studio ing. Vito Avino

Lo Studio di Ingegneria dell’Ing. Vito Avino a Salerno, è attivo dal 1992 occupandosi di  progettazione e direzione dei lavori di restauro e risanamento conservativo, direzione dei lavori di grandi opere pubbliche di ingegneria civile. Significativi gli interventi sui teatri storici (Teatro Verdi di Salerno e il Teatro Apollo di Lecce), i centri storici, i giardini storici e gli interventi di rigenerazione urbana e recupero edilizio. Da tempo collabora con lo studio dell’arch. Santiago Calatrava nella direzione dei lavori di realizzazione del “Nuovo Ponte sul fiume Crati” e la “Riqualificazione urbana del fiume Crati” di Cosenza. Ha collaborato anche alla progettazione ed all’allestimento della mostra “Santiago Calatrava Nella Luce di Napoli” al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e all’intervento decorativo globale per la Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco. Attualmente è impegnato in interventi di recupero del patrimonio edilizio di edifici storici e nella realizzazione di alcuni quartieri residenziali nell’ambito degli interventi ricompresi nei “Contratti di Quartiere II” programma finanziato dal Ministero delle Infrastrutture.

Restauro – Vincenzo Modugno srl

La prima contabilità di lavori dell’azienda Vincenzo Modugno s.r.l. risale al 1884  per lavori eseguiti

all’Arcidiocesi di Capua e indirizzata al cardinale Capecelatro. Da allora l’azienda si è specializzata in lavori edili e di restauro di monumenti architettonici soggetti a tutela secondo il Codice dei Beni culturali. La collaborazione con il Ministero della Cultura inizia già nei primi anni del Novecento. Risalgono a questo periodo gli interventi sulle Torri di Federico II e sulle Basiliche “a Corte”. E’ del 1926  il primo intervento (documentato) sulla Basilica Benedettina di S. Angelo in Formis.  L’azienda è attenta all’evoluzione tecnologica e alla formazione del proprio personale, investendo molto nella ricerca. Ha eseguito lavori di restauro e adeguamento funzionale e impiantistico, tra gli altri, per i seguenti siti culturali: Museo e Real Bosco di Capodimonte, Reggia di Caserta, Castel Sant’Elmo e Certosa di San Martino, Tempio di Serapide a Pozzuoli, Archivio di Stato di Caserta, Castel del Monte in Puglia, Teatro Petruzzelli di Bari, Castello ferericiano di Melfi.

 

Decori in porcellana – Real Fabbrica di Capodimonte

La Real Fabbrica di Capodimonte e l’Istituto ad Indirizzo raro “Caselli”, istituito nel 1961, sorgono all’interno del Real Bosco di Capodimonte con lo scopo di continuare l’antica tradizione artigianale, ma anche di ideare e sperimentare innovazioni nel settore. La scelta di inserire l’istituto nel medesimo antico edificio, all’interno del parco, che fu sede della prima Real Fabbrica della Porcellana, fondata dal sovrano Carlo di Borbone nel 1743, rappresenta simbolicamente l’intenzione di tracciare una linea di continuità con tale passato storico.

L’istituto realizza oggetti in qualsiasi tipo di materiale ceramico tra cui manufatti in porcellana, repliche filologiche di modelli esemplari prodotti a Capodimonte nel XVIII secolo e nuove collezioni frutto di collaborazioni con designer e artisti di fama internazionale. si occupa di pubblicazioni e organizza mostre e convegni. L’Istituto Caselli è patrimonio di tutta la Regione. La scuola rappresenta un raro esempio di una cultura che ancora resiste con il suo storico edificio. È centro unico in Italia, istituzionalmente preposto alla preparazione del personale e dei tecnici specializzati nel settore della ceramica e della porcellana, ma ha anche una missione specifica: promuovere, studiare e tutelare la tradizione ceramica del territorio rilanciando, in particolare, la produzione della porcellana. La Real Fabbrica di Capodimonte detiene il marchio di fabbrica ed è quindi l’unica realtà produttiva le cui opere hanno diritto a fregiarsi del giglio borbonico. L’Istituto e la Real Fabbrica di Capodimonte sono un’esperienza unica in Italia e nel mondo, che si sono resi protagonisti di un programma di sviluppo e promozione della porcellana di Capodimonte con realtà produttive, Università, strutture di tutela dei beni culturali, Enti di valorizzazione e governo del territorio nell’ambito di una più ampia valorizzazione della didattica e della formazione derivante dal riconoscimento di indirizzo raro rilasciato dal MIUR nel 2017. Sono attivi, inoltre, il Museo Didattico integrato (MudiLab) con il Sistema Museale napoletano (Capodimonte, Floridiana, Museo Artistico Industriale), nel quale è possibile reperire informazioni su strumenti, modelli, forme, tecniche di lavorazione; il giardino didattico realizzato dalla Scuola Superiore di Arte dei Giardini del Museo e Real Bosco di Capodimonte; il servizio conto terzi; l’incubatore d’impresa, per avere tutti i servizi necessari in un’unica sede, con un unico interlocutore one-stop-shop; il Forno civico a servizio delle aziende e degli artigiani; il servizio di consulenza specialistica da parte di esperti tecnico-scientifici e di impresa; un centro di ricerca e documentazione e i laboratori di prototipazione rapida; laboratori sulla porcellana aperti al pubblico, negli spazi della Real  Fabbrica di Capodimonte: progettati per diverse tipologie di utenti, per i bambini, per le scuole, ma anche per adulti, appassionati e per chi vuole approfondire o specializzarsi. Il Caselli-Real Fabbrica di Capodimonte possiede un archivio di modelli musealizzati della produzione borbonica, numerosi manufatti della produzione del Caselli dal ‘900 ad oggi, tra cui alcuni modelli dell’Augustus rex, dei Servizi per l’imbandigione, delle Miniature e di Contenitori zoomorfi. Conserva anche una ricca collezione delle produzioni di design sviluppate attraverso il modello di ricerca-azione “in porcellane”, con la collaborazione di designer affermati e di grandi artisti. È presente anche un’inedita collezione delle ceramiche di Roberto Mango. Il Museo didattico possiede anche una biblioteca che raccoglie tutte le ricerche scientifiche e storiche sulla porcellana di Capodimonte dal ‘700 ad oggi.

 

Paramenti sacri per altari – “Annamaria Alois-San Leucio”

La storia della “Annamaria Alois-San Leucio” affonda le proprie radici nel lontano 1885, anno in cui l’antenato Raffaele Alois fondò un opificio serico per la produzione di tessuti pregiati nel territorio di San Leucio, sulle orme di Ferdinando IV di Borbone e della Reale Seteria. Erede della tradizione di famiglia, di cui la figlia Angela Casale Alois rappresenta la sesta generazione attiva in azienda, laurea in Matematica e Cavaliere del Lavoro dal 2013, Annamaria Alois, riproducendo gli antichi documenti provenienti dall’archivio storico privato, disegna e realizza preziosi tessuti, passamanerie e complementi d’arredo destinati ad una nicchia di mercato nel campo dell’arredamento di lusso, con una quota export di circa il 70%, di ben 18 paesi, da quelli arabi, agli Stati Uniti, al Giappone, alla Russia, all’Indonesia. Tra i clienti più prestigiosi figurano le famiglie reali degli Emirati Arabi e del Qatar. Tra i recenti lavori meritano un cenno quelli per l’Ambasciata italiana a Parigi e per il Quirinale, le cui tappezzerie erano già fornite dalla famiglia Alois a partire dalla seconda metà del secolo scorso e la realizzazione dei parameti sacri per gli altari della Cappella di San Gennaro su disegno originale dell’architetto Santiago Calatrava. Degne di nota le collaborazioni con importanti brand della moda e con il cinema: i costumi de “L’altra donna del re” con la costumista premio Oscar Sandy Powell, quelli della serie americana dei Borgia, solo per citarne alcuni, sono realizzati con i suoi tessuti. Unica azienda rimasta ad avere la sede nell’antico Borgo e perseguendo l’obiettivo del recupero dell’artigianato storico di qualità, Annamaria Alois San Leucio, con un restauro completo dei luoghi e degli antichi macchinari durato circa 10 anni, ha ristrutturato l’antico palazzo sede della Raffaele Alois 1885, creando un moderno showroom unico al mondo per la sua struttura realizzata impiegando vecchi materiali per la tessitura, in antitesi all’annesso museo denominato “1885 Silk Museum” tutto in tufo originale, con antichi telai a mano e macchine storiche attivi nella produzione, nel rispetto della tradizione borbonica. In esso sono custoditi un ricchissimo archivio di disegni originali dell’epoca e documenti che hanno permesso di ricostruire la storia delle seterie dai Borbone all’epoca moderna.

 

Vetrate artistiche e tabernacoli – Antonio Perotti di Vietri sul Mare (Salerno)

Antonio Perotti, nato a Napoli nel 1957. Trasferitosi a Salerno, coltiva la passione per la pittura e a soli 17 anni inizia a collaborare con una azienda di ceramica. Dopo qualche anno, apre uno studio d’arte dedito alla creazione di vetrate artistiche legate a piombo e, insieme ai suoi fratelli Guido e Paolo Perotti, fonda la Perotti S.n.c. Tra le varie committenze ricordiamo la residenza privata del Principe Abdul Aziz al Sabaud in Arabia Saudita, il reparto di Pediatria dell’ospedale civile Da Costa a Lisbona. Ha tenuto conferenza sulle vetrate artistiche alla Fisher Glass di S.Francisco e all’Università di Salerno dove tiene un corso sulle vetrate medievali. A Salerno ha realizzato una fontana monumentale in cristallo dedicata ai Giudici Falcone e Borsellino, una vetrata nel cortile del Palazzo di Città, illuminazione e vetrata nel Parco del Mercatello, illuminazione in Piazza Flavio Gioia. Dal 1990 si dedica anche alla progettazione di mobili di Design. Per 10 anni ha progettato mobili per la ditta Quinteto Portoghese. Da dieci anni progetta e realizza anche pavimenti, rosoni, tappeti in ceramica e complementi d’arredo. Di recente Antonio Perotti ha aperto uno show room a Toronto (Canada). Ha progettato e realizzato opere in circa duecento chiese in varie città italiane. Nel 2012 ha tenuto la mostra antologica “Sequence” sulla sua attività trentennale

Nel 2013 si dedica allo sviluppo di mobili d’arte in collaborazione dell’artista Olandese Ton Pret e, nello stesso anno, crea una collezione di borse in pelle. E’ direttore artistico e organizzatore di vari festival sul design in Campania. Nel 2018 riceve il premio “L’Europa Che Conta Camera dei Deputati” allo Spoleto Art Festival. Nel 2018 espone al Museo della Triennale di Milano una scultura in cristallo con Alessandro Guerriero, Alessandro Mendini, Michele De Lucchi e altri. Nel 2020 inizia la collaborazione con l’architetto spagnolo Santiago Calatrava per le vetrate e tabernacoli della Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte.

 

Luci – Linea Light Group

Nel 1976 era Minulamp, specializzata in componenti per lampadari; poi, grazie all’unione con altre realtà venete, nel 1985 nasce l’attuale denominazione, Linea Light Group. Ad inizio Duemila l’azienda trevigiana è tra le prime realtà in Europa a specializzarsi nella tecnologia LED, risposta perfetta alle esigenze di efficienza energetica, efficacia nell’illuminazione, fedeltà dei colori e versatilità progettuale. L’esperienza accumulata negli anni ha permesso di acquisire un know-how all’avanguardia con design Made in Italy, elettronica interamente realizzata in-house e un reparto R&D composto da 85 professionisti dedicati.

Con 3 stabilimenti produttivi, 20 filiali nel mondo e oltre 550 dipendenti, Linea Light Group oggi si distingue per una mission attenta alle peculiarità e alle esigenze dei partner locali in un’ottica “Think Global, Act Local”, garantendo una copertura globale e offrendo un servizio personalizzato e puntuale, in tutto il mondo. L’azienda è così riuscita a sviluppare un approccio al mercato volto a dare massimo respiro alle idee, restituendo il potere della creatività a chi progetta, in ogni modo, con ogni mezzo.

 

Organo – Fabbrica d’organi “Giovanni Tamburini” organi dal 1893

La Fabbrica d’organi Tamburini è un’azienda familiare fondata nel 1893 a Crema, in Lombardia, dal commendatore Giovanni Tamburini che ebbe tra i suoi principali collaudatori maestri del calibro di Perosi, Bossi, Tebaldini, Baronchelli, Ravanello, Manera, Terrabugio, Coronaro, Mattey, Pagella, Vignanelli, Germani. Oggi è guidata da Saverio Anselmi Tamburini che ne rappresenta la quarta generazione. Gli organi Tamburini sono presenti nelle principali cattedrali d’Italia e all’estero.

Saverio Anselmi Tamburini, in particolare, si è specializzato nel restauro di organi a canne, trascorrendo molto del suo tempo con Oscar Mischiati per la catalogazione ed il riordino delle canne storiche, la messa a punto e l’accordatura degli organi nuovi. Ha restaurato, senza sostituire una sola canna, l’organo storico “Domenico Petillo” della Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte.

 

Campane – Merolla

L’azienda Merolla, con sede a Scafati e uno stabilimento a Poggiomarino, in provincia di Salerno, è specializzata nella costruzione, nel restauro e nell’accordatura di campane per chiese e cattedrali. E’  guidata dal Cav. Michele Merolla e si occupa di fusione e rifusione campane, meccanica e dinamica delle stesse, organizza concerti di campane, fa progettazione in 3D  e produce campane elettroniche, ceppi automatici e centrali elettroniche computerizzate; realizza, inoltre, campanili in acciaio e orologi da torre.

 

Dipinto San Gennaro in Gloria – Angela Iuppariello, Sabrina Peluso, Ilaria Improta – Consulenza tecnica Claudio Palma

Il dipinto San Gennaro in Gloria attribuito alla scuola di Solimena presentava un rifodero, riferibile al restauro precedente, che garantiva ancora un adeguato sostegno. Erano, tuttavia, evidenti delle deformazioni della tela dovute ad un allentamento della tensione del supporto tessile sul telaio in legno, sollevamenti degli strati pittorici e integrazioni alterate. La vernice non era omogenea. Tali problematiche sono state risolte con interventi puntuali e localizzati rivolti all’aspetto sia strutturale che estetico.

La decorazione della cornice costituita da campiture a finto marmo e tralci vegetali a foglia d’argento meccato, era totalmente occultata da pesanti ridipinture.

Oltre ad un intervento strutturale volto a consolidare e rinforzare la struttura della cornice, sono stati asportati gli strati pittorici soprammessi recuperando la resa estetica più antica.

Le lacune della doratura sono state integrate utilizzando la tecnica antica dell’argento a guazzo meccato.

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