
Diego Cibelli. Beata Fragilità del Bosco Amato 2024-2026
Diego Cibelli
Beata Fragilità del Bosco Amato
2024 – 2026
porcellana biscuit
opera site-specific, dimensioni ambientali
Beata Fragilità del Bosco Amato è un’opera in porcellana biscuit realizzata da Diego Cibelli, opera site-specific che circonda la porta di ingresso alla Galleria delle Porcellane al primo piano del Museo di Capodimonte.
Composta da centinaia di elementi fitomorfi, animali, frutti e ortaggi in porcellana, l’installazione si configura come un dispositivo plastico e narrativo di forte impatto visivo, composto da unità autonome ma interdipendenti, le cui fonti visive derivano dalle collezioni di Capodimonte.
L’opera è collocata all’atrio del primo piano del Museo, in posizione liminare rispetto all’accesso alla Galleria delle Porcellane, nuovo allestimento distribuito in sedici sale tematiche dedicate alle grandi fabbriche di porcellana europee rappresentate nelle collezioni: dalla Real Fabbrica di Napoli e Capodimonte a Meissen, Sèvres, Vienna, Berlino, Parigi, Wedgwood e Ginori Doccia.
L’opera di Cibelli si pone in continuità con la tradizione manifatturiera che ebbe proprio a Capodimonte uno dei più prestigiosi centri di produzione nel XVIII secolo.
In questa sede, Beata fragilità del Bosco Amato assume la funzione di soglia visiva e concettuale, introducendo il visitatore alla Sezione, predisponendo al dialogo diretto con i nuclei storici.
Sul piano iconografico e simbolico, l’opera trae ispirazione dalle feste pubbliche della Napoli borbonica, in particolare si riferisce ai banchetti celebrativi dedicati ai nobili, cui si contrapponevano i giochi dedicati al popolo come l’albero della cuccagna, struttura effimera rituale che metteva in scena l’abbondanza come strumento di rappresentazione del potere e di partecipazione collettiva.
Gli elementi in porcellana sono collocati a un’altezza volutamente ambigua, che suggerisce una prossimità accessibile ma al tempo stesso negata, rievocando quella tensione tra desiderio e impossibilità propria di un rito ludico.
L’opera dissolve la tradizionale dicotomia tra cultura aristocratica e cultura popolare, restituendo una dimensione emotiva condivisa.
L’installazione si sviluppa su più livelli, a partire dal suo ancoraggio alla parete d’accesso alla Galleria, richiamando l’idea di un fregio che incornicia la porta d’ingresso, e si espande in più dimensioni, con elementi aggettanti disposti su differenti piani.
Beata fragilità del Bosco Amato si propone come una natura morta espansa, una cornucopia contemporanea che pone in relazione abbondanza e caducità, permanenza e instabilità.
Tali polarità risultano inscritte nella materia stessa della porcellana, medium intrinsecamente fragile e complesso, sottoposto nel processo di lavorazione a continui passaggi di stato, a variazioni di pressione e a temperature.
La dimensione tecnica diviene così parte integrante del discorso di Cibelli, elevando la fragilità a principio strutturante dell’opera.
L’acquisizione dell’installazione site-specific e il suo ingresso nelle collezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte, grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato e Brunella Trimarco, Presidente della Fondazione Tridama, contribuisce a rafforzare il dialogo tra le diverse raccolte, consolidando la relazione tra la sezione di arte contemporanea e i nuclei storici, in particolare le raccolte di porcellana, che costituiscono uno degli elementi identitari dell’Istituto.
Riflessioni di Brunella Trimarco
Presidente Fondazione Tridama ETS
Abbiamo accolto con convinzione l’invito del Direttore del Museo a colmare una significativa assenza nel racconto di Capodimonte, restituendo attenzione a una delle sue tradizioni più identitarie: quella dell’utilizzo della porcellana come strumento di narrazione di creazioni artistiche di grande bellezza.
L’installazione di Diego Cibelli, sostenuta e donata da Gianfranco D’Amato e Fondazione Tridama, interpreta pienamente questa sfida. Attraverso la sensibilità di un ormai affermato artista contemporaneo, la porcellana viene riletta e risemantizzata, trasformandosi in uno strumento di dialogo tra memoria e presente. In quest’opera un’antica tradizione torna a generare significato, costruendo un ponte tra passato, presente e futuro. Ed è proprio in questa continuità che risiede il valore più profondo dell’intervento. Per la Fondazione Tridama la cultura è un motore di crescita collettiva. Sostenere l’arte significa contribuire a costruire comunità più consapevoli, valorizzare il talento e favorire l’incontro tra patrimonio e innovazione. Crediamo in un mecenatismo contemporaneo capace non soltanto di sostenere progetti, ma di creare connessioni tra istituzioni, artisti e territorio, generando opportunità e consapevolezza culturale. Questa rappresenta anche un’occasione per affermare pubblicamente quanto sia importante non solo fare, ma anche raccontare ciò che viene fatto. Non per evidenziare il dono o chi lo sostiene, ma perché è fondamentale suggerire e ispirare esperienze positive, collaborazioni virtuose, alleanze tra pubblico e privato capaci di generare valore, producendo un impatto reale e duraturo sulla crescita culturale e civile del territorio.

Biografia
Diego Cibelli (Napoli, 1987) ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli e alla Weissensee Kunstochschule di Berlino. Tornato a Napoli, si laurea in Product Design. Nel 2021 ha presentato una mostra personale al Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli), nel 2022 ha partecipato alla Biennale Internazionale di Arte Ceramica (Jingdezhen), nel 2023 alla prestigiosa NGV Triennial alla National Gallery of Victoria (Melbourne), che ha acquisito un suo lavoro. Le sue opere sono nelle collezioni del MAD Museum of ART and Design di New York e del Museo di Capodimonte. Nel 2023 Cibelli è stato selezionato dalla maison francese Hermès per progettare le vetrine dello store di Omotesando, a Tokyo. Nel 2024 si è tenuta la mostra personale al SAM Museum (Seattle), cui conseguirà l’acquisizione dell’opera. Conta la partecipazione alle principali fiere internazionali (Armory Show New York, Art Basel, Paris + Par). La sua prima ricerca artistica è basata sull’esplorazione della geografia dei territori, la storia e il senso di appartenenza che l’uomo genera creando nuovi spazi abitativi. Questo universo è concepito come un insieme di relazioni tangibili e intangibili tra l’uomo, l’arte e il mondo. Portando avanti la sua ricerca e il suo lavoro nell’arte della porcellana, ha esteso l’indagine ai legami tra l’uomo e il mondo naturale e animale. Si è ispirato alle forme del Manierismo e del Barocco, ad artisti come Bernini e Archimboldo. Diego Cibelli conduce correntemente masterclass durante le quali sperimenta nuove pratiche laboratoriali. Nel 2024 è risultato vincitore del Prix Carta Bianca (Parigi). Ha recentemente realizzato l’installazione permanente per la facciata interna, l’ingresso e il primo piano della Fondazione Rovati, a Milano, Una vita all’aria aperta, presentata in occasione dell’omonima mostra (2025). Ancora nel 2025 ha presentato presso la Casa Museo Boschi di Stefano di Milano il progetto espositivo Viva chi ama. Nello stesso anno è stato, inoltre, invitato a partecipare alla Quadriennale di Roma e alla Biennale del Sud America, in Guatemala, con il progetto L’albero del mondo, a cura di Eugenio Viola. A maggio del 2026 ha presentato una mostra personale a Ginevra presso la Galleria Mezzanine e a giugno ha inaugurato una personale allo Château de Chantilly a Parigi.

Diego Cibelli, Beata Fragilità del Bosco Amato, 2024-2026, porcellana biscuit
Opera acquisita grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato e Brunella Trimarco (Fondazione Tridama)
Curatore: Eike Schmidt
Coordinamento: Luciana Berti*
Studio Diego Cibelli: Ciro Cibelli, Francesco Cibelli, Gaetano Cibelli, Gennaro Cibelli, Fernando Rossi, Giusppe Paolillo, Imma Onza, Carmine De Simone, Pasquale Caputo
Progetto di allestimento: Lucio Turchetta
Allestimento: Apice e Gruppo M
Consulente legale e amministrativo: Carmine Panico
*supporto Ales S.p.A.






