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‘L’eco di Artemide’. Al Mann anteprima della recente acquisizione MiC per Capodimonte. In dialogo con la celebre Artemide Efesia che ispirò il biscuit di Tagliolini

‘L’eco di Artemide’

Al Mann anteprima della recente acquisizione MiC per Capodimonte

In dialogo con la celebre Artemide Efesia che ispirò il biscuit di Tagliolini

 

Con ‘L’eco di Artemide’  il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte, i musei gemelli si ritrovano di nuovo uniti nella stessa sede per raccontare insieme un pezzo di storia comune grazie al forte legame tra le antichità farnesiane e la Real Fabbrica di Napoli.

L’allestimento, in programma nell’Atrio del MANN dal 13 maggio all’8 giugno 2026, mette in dialogo la celebre statua antica dell’Artemide Efesia (II secolo d.C.) con il ‘Il Sacrificio a Diana d’Efeso’ (1790 circa) di Filippo Tagliolini, prezioso biscuit appena entrato nelle collezioni di Capodimonte.

L’iniziativa nasce nel segno di una crescente collaborazione tra due grandi istituzioni museali dal patrimonio così strettamente connesso.

 

Costruire connessioni di tempi e identità: con questo presupposto accogliamo l’installazione sull’eco di Artemide come primo passo di un percorso culturale che ci porterà a raccontare, in una dimensione sempre condivisa con il pubblico, la fortuna storica e l’attualità delle nostre collezioni. Abbiamo scelto di intraprendere questo viaggio partendo fisicamente dal nostro Atrio, punto di accoglienza dei visitatori e dal dialogo con Capodimonte, l’altro grande museo statale della città, legato a doppio filo al MANN per profilo museografico e storia del patrimonio. Questa mostra, preziosa, dotta e, allo stesso tempo, di particolare impatto divulgativo, è apripista di una buona pratica di sinergia interistituzionale, per comunicare l’eccezionalità dei nostri beni archeologici e storico-artistici”, commenta il Direttore Generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano.

 

“La recente acquisizione da parte del Ministero della Cultura per Capodimonte, che ha permesso alla preziosa opera proveniente dal mercato antiquario di rimanere in Italia – dichiara il Direttore Generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt – è stata una bella occasione per questa significativa collaborazione con il MANN. Grande è la suggestione nell’ammirare la porcellana settecentesca accanto alla scultura che ne ispirò la creazione. Un’anteprima che vuole annunciare l’apertura al Museo e Real Bosco di Capodimonte, il prossimo 12 giugno, di 14 sale tutte dedicate alla porcellana, percorso che per la prima volta rende accessibile al pubblico una delle collezioni più grandi e più importanti al mondo di questa arte preziosissima”.

 

 

La statua di Artemide Efesia, in alabastro e bronzo, appartiene al nucleo costitutivo cinquecentesco della Collezione Farnese, trasferita nel 1788 da Roma a Napoli. E, proprio in vista di questo spostamento, lo scultore Giuseppe Valadier aveva realizzato, in bronzo verniciato, la testa, i piedi e le mani mancanti della statua. Queste ultime, danneggiate durante l’occupazione francese, furono poi nuovamente integrate nel 1805, quando la collezione Farnese fu trasferita al Nuovo Museo dei Vecchi Studi di Napoli, di cui il MANN è l’erede.

La scultura appartiene al gruppo delle numerose repliche, databili al II secolo d.C., della statua di culto del santuario di Artemide a Efeso. La dea indossa una sopravveste stretta e rigida (ependytes in greco), decorata da figure di animali, e un collare a disco su cui appaiono personaggi femminili alati e simboli zodiacali. Al busto pendono elementi tondeggianti disposti su più file: tradizionalmente identificati come mammelle, sono da interpretare come gli scroti dei tori che venivano offerti alla dea. Nel santuario di Efeso, l’originaria immagine della dea, dominatrice della natura e dell’ordine cosmico, doveva essere una scultura di età arcaica in legno (xoanon in greco), che veniva addobbata con abiti e gioielli.

 

 

Nel 1796, la scultura dell’Artemide Efesia è censita negli inventari del Nuovo Museo e Fabbrica della Porcellana di Napoli, dove fu riprodotta in diverse creazioni in biscuit. Il biscuit, che viene presentato in anteprima al MANN, integra la figura della dea con quelle di tre offerenti, tra cui un genio alato. Simili varianti iconografiche sono frequenti nella produzione della Real Fabbrica di Napoli, spesso ispirata alle sculture antiche che nel Settecento pervennero in grande quantità in città, sia dalla Collezione Farnese, sia dagli scavi di Ercolano e Pompei.

Con molta probabilità, la porcellana in mostra è stata realizzata già alla fine del Settecento: lo storico dell’arte Alvar González-Palacios, nella sua monografia su Filippo Tagliolini (autore anche della ‘Caduta dei Giganti’, uno dei pezzi più spettacolari della collezione di Capodimonte), ricorda che lo studioso Carlo Gastone della Torre di Rezzonico vide l’Artemide Efesia giunta da Roma proprio nella Real Fabbrica della Porcellana, dove si trovava insieme ad altre sculture farnesiane (“…in una vasta sala, dove molti giovani dipingevano le porcellane, ammirai… una Diana Efesina, ossia la Natura multimammia, di cui non vedesi la più bella; le mani, i piedi e la testa sono di bronzo; il corpo carico di animali e di emblemi tutto d’alabastro”).

 

Filippo Tagliolini, Il Sacrificio a Diana d’Efeso, (1790 circa), biscuit, Real Fabbrica di Napoli, Acquisto recente del MiC per il Museo e Real Bosco di Capodimonte

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