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“Quando le pellicce erano di moda” conferenza di Patricia Lurati per Capodimonte è di Moda percorsi nella storia del costume

Capodimonte è di moda – Percorsi nella storia del costume 
Secondo appuntamento con Patricia Lurati “Quando le pellicce erano di moda

 

La moda delle pellicce tra arte, storia del costume e cambiamenti sociali. È stato questo il tema del secondo ciclo di incontri, che si è tenuto giovedì 20 novembre 2025, parte del nuovo format lanciato dal Museo e Real Bosco di Capodimonte “Capodimonte è di moda – Percorsi nella storia del costume” e disponibile integralmente sul canale Youtube del museo.

 

Dopo il grande successo del primo appuntamento dedicato a Lucina Brembati e al mistero dei gioielli dell’Ospite Bergamasca, anche questo disponibile integralmente sul canale Youtube del museo, (il dipinto di Lorenzo Lotto sarà esposto fino al 6 gennaio al II piano ), la professoressa Patricia Lurati, studiosa di fama internazionale, ha tenuto la conferenza dal titolo “Quando le pellicce erano di moda”. Un’imperdibile occasione per un approfondimento originale e brillante per i visitatori più curiosi del Museo.

 

Milano, Bottega dei fratelli Saracchi
Testa di martora
seconda metà XVI sec.
Cristallo di rocca. Cm 7.5 x 3.8 x 2.5
Inv. AM 10208
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
Milano, Bottega dei fratelli Saracchi
Testa di martora
seconda metà XVI sec.
Cristallo di rocca. Cm 7.5 x 3.8 x 2.5
Inv. AM 10208
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
Milano, Bottega dei fratelli Saracchi
Testa di martora
seconda metà XVI sec.
Cristallo di rocca. Cm 7.5 x 3.8 x 2.5
Inv. AM 10209
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
Milano, Bottega dei fratelli Saracchi
Testa di martora
seconda metà XVI sec.
Cristallo di rocca. Cm 7.5 x 3.8 x 2.5
Inv. AM 10209
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Real Fabbrica di Napoli (?)
1771-1806
Scimmia antropomorfa
Terraglia color avorio
IC 14196
Collezione Borbone
In occasione della conferenza di Patricia Lurati a Capodimonte sono stati esposti rarissimi capolavori legati alle pellicce: due teste di zibellino create in cristallo di rocca dai grandi intagliatori Saracchi, celebri per la lavorazione di questo materiale prezioso – di cui quasi detenevano il monopolio – e attivi alla corte dell’Imperatore Rodolfo II a Praga, meraviglie che pochi musei possono vantare, insieme a una rara terraglia del ‘700 raffigurante l’uomo selvaggio (una scimmia pelosa) intento a leggere: un formidabile contrasto, che sancisce il rapporto di prossimità e lo scambio di segni tra il mondo animale e la civiltà dell’uomo, con la pelliccia come protagonista.

Utile complemento del vestiario invernale, come rivestimento di mantelli e giubboni, simbolo di lusso e potere quando ornava i parati e le toilettes dei notabili, dei patrizi e delle dame, la pelliccia è stata sempre un elemento chiave nella moda dei secoli passati.

 

Masolino da Panicale
(Tommaso di Cristoforo Fini)
(Panicale in Valdarno 1383-
Firenze 1440)
Fondazione della chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma
1427/29
tempera e oro su tavola
particolare
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
Jacopo de’ Barbari (attribuito)
(Venezia 1460/70-1521)
Ritratto di fra Luca Pacioli
con un allievo
1495
olio su tavola
particolare
Agostino Carracci
Arrigo Peloso, Pietro Matto e Amon Nano
1598 ca.
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
particolare

 

Compare in tanti dipinti di Capodimonte, dove uomini e donne ne sfoggiano di diversi tipi: il collare di vaio (pancia di scoiattolo) del diacono che regge il mantello del papa nella Fondazione di Santa Maria Maggiore di Masolino, i risvolti di lince nella giubba dell’azzimato studente che assiste ai calcoli di Luca Pacioli, la pelle di agnello, semplice protezione da pastore sulle spalle di Arrigo peloso nella celebre tela di Agostino Carracci.

 

Francesco Mazzola detto il Parmigianino
(Parma, 1503 – Casalmaggiore, 1540)
Ritratto di giovane donna, l’Antea
1535-1537
Olio su tela
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

 

Lorenzo Lotto
(Venezia, 1480 ca. – Loreto, 1556)
Ritratto di Lucina Brembati
1521- ca. 1523
Olio su tavola
Bergamo, Accademia Carrara

 

E poi lo zibellino, inconfondibile segno di ricchezza e vanità femminile: appoggiato sul braccio come una stola, non teneva caldo ma costava una fortuna (veniva dalle più remote aree sella Siberia) e serviva solo come sfoggio di mezzi: lo indossa Antea, la giovane immortalata da Parmigianino in uno dei quadri simbolo del museo napoletano. E lo indossa Lucina Brembati,  l’ospite bergamasca (è il dipinto del pittore del Cinquecento Lorenzo Lotto, attualmente in mostra). Nei due dipinti si vede l’animale completo di testa, ma spesso questa parte veniva sostituita da musi gioiello, creati da grandi artisti. Un lusso nel lusso.

In forma di animali interi quali lussuosi accessori femminili o di pregiate pelli per foderare le sopravvesti, in epoca rinascimentale la moda delle pellicce imperversò. Sono molte le opere d’arte in cui si possono riconoscere come elemento per impreziosire l’abbigliamento o per indicare il rango dei personaggi raffigurati. Nel linguaggio delle vesti, infatti, sfoggiare costose pellicce importate da paesi lontani equivaleva a manifestare pubblicamente status, ricchezza e potere. Ma allora per quale motivo le pelli erano occultate in forma di fodere lasciandone intuire la loro presenza solo attraverso i bordi di maniche e colletti? E perché invece gli accessori costituiti dall’intero animale venivano esibiti con orgoglio?

 

 

Patricia Lurati 
Dal 2018 insegna storia della moda alla New York University di Firenze. Laureata in arti decorative a Siena, si è specializzata all’Università di Firenze e ha ottenuto il PhD in storia dell’arte all’Università di Zurigo. Grazie a una borsa di studio del Fondo Nazionale Svizzero ha approfondito le sue ricerche presso l’Institute of Fine Arts a New York e l’École Pratique des Hautes Études della Sorbona a Parigi. I suoi campi di indagine e i suoi scritti vertono sull’arte rinascimentale, con un particolare focus sulla storia delle donne, sugli animali esotici, e sulla storia della moda dall’epoca rinascimentale fino ai nostri giorni. Tra le sue pubblicazioni scientifiche figurano articoli in riviste internazionali e i libri Doni nuziali del Rinascimento nelle collezioni svizzere (2007), La Chiesa di sant’Antonio Abate a Morcote (2014) e Animali ‘maravigliosi’. Orientalismo e animali esotici a Firenze in epoca tardogotica e rinascimentale: conoscenza, immaginario, simbologia (2021). Ha curato importanti mostre sul costume e la società dal Rinascimento ai giorni nostri: nel 2014 Doni d’amore: donne e rituali nel Rinascimento per la Pinacoteca Züst a Rancate (Svizzera) e nel 2019 Animalia Fashion per il Museo della Moda e del Costume a Palazzo Pitti a Firenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarda il secondo appuntamento Capodimonte è di moda sul canale Youtube del museo

 

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