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Cerimonia per le vittime delle Foibe e gli esuli accolti a Capodimonte

Martedì 10 febbraio 2026 alle ore 10.00 si è svolta nel Real Bosco la cerimonia con deposizione di una corona d’alloro presso la targa dedicata alle vittime delle Foibe e agli esuli giuliano‑dalmati che trovarono accoglienza nel Centro Raccolta Profughi di Capodimonte.

Sono intervenuti il prefetto Michele Di Bari, la vicesindaco Laura Lieto, Umberto Zoccoli, consigliere del sindaco per le relazioni internazionali e cerimoniale, il direttore Eike Schmidt, il Professore Diego Lazzarich(Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”), Mariella Mucci figlia di un esule di Fiume e Paolo Roitz, esule fiumano. Tra i presenti Luca Trapanese, Consigliere Regione Campania e una rappresentanza di docenti e studenti dell’Istituto Caselli.

 

 

Il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, l’Italia commemora le vittime delle foibe e l’esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia nel secondo dopoguerra.

Le foibe sono cavità naturali del Carso, divenute tragicamente note perché utilizzate per occultare i corpi di migliaia di persone di lingua e cultura italiana uccise tra il 1943 e il 1947 dalle milizie jugoslave durante le fasi finali e immediatamente successive alla Seconda guerra mondiale.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale infatti quando il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 cedette alla Jugoslavia i territori di Istria, Fiume e Dalmazia, chi scelse di rimanere italiano fu costretto a partire.

Si stima che le vittime siano state migliaia, mentre oltre 300.000 italiani furono costretti a lasciare le loro case e a ricominciare altrove, spesso in condizioni durissime.

Gli esuli si spostarono in tutta Italia, mentre alcune migliaia emigrarono verso le Americhe, il Sudafrica e l’Australia.

Napoli e i comuni dell’area metropolitana accolsero centinaia di profughi e nel Real Bosco di Capodimonte sorse il più grande e duraturo centro di accoglienza della città.

66 baracche dismesse dai soldati britannici di stanza a Napoli ospitarono fino a circa 110 nuclei familiari.

Per anni fino all’abbattimento delle ultime baracche nel giugno del 1992, il Bosco di Capodimonte fu la casa di uomini, donne, bambini e anziani, uno spazio di socialità e condivisione.

L’Archivio del Bosco contiene numerose testimonianze dell’impegno profuso dai dipendenti della Direzione del Parco e del Comune di Napoli, che fornirono un aiuto concreto ai profughi, favorendo occasioni di riscatto e di benessere. Cure mediche, pasti caldi, una scuola dell’infanzia per i 43 bambini accampati allestita nel maggio del 1948 in una baracca al centro del campo, piante abbattute da temporali consegnate al Comitato Profughi Giuliani come legna da ardere.

La preziosa testimonianza fotografica gentilmente fornita dall’Archivio Carbone, dall’Archivio di Studi Fiumani e da privati ci mostra alcuni momenti della vita nel centro di accoglienza di Capodimonte.

 

 

Ricordare questa pagina dolorosa della nostra storia significa onorare le vittime, riconoscere le sofferenze degli esuli e promuovere una memoria condivisa, capace di guardare al passato con verità e rispetto.

 

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